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Bernardino di Mariotto dello Stagno (Perugia 1478
Retiré

À propos de l'objet

Bernardino di Mariotto dello Stagno (Perugia 1478 - 1566) - Il Redentore con la Croce tra due angeli olio su tavola cm 56,5 x 44 Provenienza: Collezione del Conte G. B. Rossi-Scotti, Perugia, fino al 1946; venduto all'asta dei beni mobili del Palazzo Rossi-Scotti, e acquistato dalla famiglia degli attuali proprietari. Esposizioni: I pittori del Rinascimento a Sanseverino, catalogo della mostra a cura di Vittorio Sgarbi, San Severino Marche, Palazzo Servanzi Confidati, 25 marzo - 31 agosto 2006. Bibliografia: U. Gnoli, Pittori e miniatori dell'Umbria, Spoleto 1923, p. 70. F. Todini, La pittura umbra. Dal Duecento al primo Cinquecento, Milano 1989, I, p. 34; II, p. 622, fig. 1438. A. Delpriori, in I Pittori del Rinascimento a Sanseverino, Milano 2006, cat. n. 45, pp. 196-97 (con dimensioni errate). BERNARDINO DI MARIOTTO DELLO STAGNO, JESUS CHRIST WITH THE CROSS BETWEEN TWO ANGELS, OIL ON PANEL, 56.5 X 44 CM ENGLISH ABSTRACT OF THE CATALOGUE DESCRIPTION OF THIS LOT IS AVAILEABLE ON REQUEST. Il dipinto offerto nel lotto è stato riproposto all'attenzione della critica da Filippo Todini nel 1989. Lo studioso dà conto dell'iconografia dell'opera e suggerisce come datazione gli anni tra il 1525 e il 1535. Esposta alla mostra dedicata ai pittori umbri e marchigiani attivi a Sanseverino tra Quattro e Cinquecento, la tavola fu per l'occasione restaurata - seppure in catalogo la foto la riproduce nel suo aspetto precedente la pulitura. Con tale intervento, curato dalla Soprintendenza di Perugia, si sono recuperati i colori smaglianti, la preziosità dell'ornato e la luminosità cristallina che ne distingue il paesaggio lacustre che si staglia in lontananza. Si tratta verosimilmente di uno sportello di tabernacolo come indicano il soggetto, la forma e le dimensioni della tavola. Per le assonanze con l'arte di Crivelli, ravvisabile nell'avello decorato a grottesche, su cui campeggia il Redentore, l'opera è databile al ritorno di Bernardino a Perugia dalle Marche. Anche Gnoli lo attribuisce al pittore umbro, ma lo ricorda erroneamente come uno stendardo processionale, e secondo tale ipotesi avrebbe costituito una delle due facce del gonfalone (U. Gnoli, Pittori e miniatori dell'Umbria, Spoleto 1923, p. 70). Il dipinto è notificato dal Ministero per i Beni e per le Attività Culturali ai sensi della Legge n. 1089 del 1 giugno 1939 e successive modifiche (D.M. 2 agosto 1946).
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